Il notaio rende una prestazione complessa, nell'esercizio di una pubblica funzione dello Stato, svolta in forma professionale.

L'atto notarile, lungi dal riguardare soltanto il rapporto tra le parti, ha un valore aggiunto sotto diversi profili:

- la sicurezza del contratto, che evita alle parti costose e lunghe liti in giudizio;

- la sua forza esecutiva nel recupero dei crediti e di prova privilegiata nel processo;

- la certezza generale dei diritti, creata con l'affidabilità dei pubblici registri, che determina condizioni di stabilità sociale e un contesto di legalità necessario allo sviluppo economico.

Ne consegue che la parcella del Notaio deve necessariamente tener conto delle complesse attività che sono connesse alla funzione notarile.

Peraltro la parcella notarile è composta da una serie di voci che comprendono spese, costi, iva, oltre che competenze ed onorario.

Questo è l’elenco indicativo di cui generalmente è composta la parcella:

-  Imposta di registro

-  Imposta ipotecaria

-  Imposta catastale

-  Tassa ipotecaria per trascrizione nei registri immobiliari

-  Tassa di voltura catastale

-  Tassa archivio notarile

-  Imposta di bollo

-  Diritti per ispezioni ipocatastali

-  Diritti per ispezioni registro imprese (in caso di società o imprese)

-  Competenze

-  Onorari

-  Contributi previdenziali

-  IVA

È bene precisare e ricordare che talvolta il Legislatore, in considerazione di finalità di interesse generale e per favorire lo sviluppo e la competitività dell’economia dispone che, per la stipula di taluni atti, “non sono dovuti onorari notarili”.

“Le disposizioni utilizzano il termine “onorari”, che tradizionalmente identifica la retribuzione dell'attività prestata dal notaio in qualità di pubblico ufficiale: come è stato correttamente precisato anche dalla Corte Costituzionale, gli onorari rappresentano il "prezzo del pubblico servizio" reso dal notaio, (Corte Cost. 7 luglio 1964 n. 75, riportata in SERPI, Il notariato nella giurisprudenza, Padova 1972, p. 366 ss.), ed è proprio questa la ragione che giustifica le riduzioni (o esenzioni) degli onorari notarili, che "trovano il loro fondamento nel fatto che, com'è ben noto, l'attività del notaio consiste nell'esercizio di una pubblica funzione, e che la determinazione degli onorari, di competenza del legislatore, è diretta non soltanto a stabilire la rimunerazione del professionista, ma a fissare il prezzo del pubblico servizio svolto dal notaio, in relazione alle esigenze del servizio stesso e agli interessi della generalità di coloro che dell'attività notarile debbono servirsi. E' pertanto perfettamente legittimo che, in questa determinazione affidata alle valutazioni del legislatore ordinario, questi tenga conto di particolari finalità sociali, quali che esse siano, purché non in contrasto con la Costituzione"). L’art. 147, comma 1, lett. c), della legge n. 89/1913, come modificato dalla legge n. 249/2006, distingue tra “onorari”, “diritti” e “compensi” (ove i diritti sono quelli che remunerano attività e prestazioni accessorie e rimborsi spese, mentre i compensi rappresentano il corrispettivo dell’attività del notaio in quanto libero professionista). Alla luce di quanto sopra, chi scrive ha in passato evidenziato (PETRELLI, In tema di riduzione degli onorari notarili, in Riv. not., 2006, p. 619 ss.) che “la diversa natura delle componenti del compenso notarile ne giustifica il trattamento giuridico diversificato: perché mentre è del tutto razionale e giustificata una riduzione degli onorari in senso proprio, che costituiscono il compenso per la prestazione di un servizio pubblico, e che come tali possono essere parzialmente sacrificati a fronte di interessi di carattere generale e di rango poziore, non sarebbe giustificata una riduzione dei rimborsi spese (per l'inapplicabilità della riduzione ai diritti di scritturato, cfr. Cass. 16 novembre 1973 n. 3052, in Foro it., Rep. 1973, voce Notaio, n. 28), e neanche dei compensi per l'attività professionale, che - è importante non dimenticarlo - costituiscono la giusta retribuzione del notaio quale lavoratore autonomo, ai sensi dell'art. 36 della Costituzione. Come è stato esattamente rilevato, la riduzione di onorari non può applicarsi a tali compensi e rimborsi perché essa "è razionalmente giustificata dal fatto che l'onorario costituisce nella sua essenza il prezzo di un servizio pubblico: in fondo l'accostamento delle riduzioni d'onorario ai benefici fiscali presuppone tutto ciò. Mentre l'onorario, che il notaio percepisce ex art. 30 t.n., non ha questo carattere, ma ha la stessa strutturazione dell'onorario dovuto al libero professionista a compenso di una attività esplicata nell'ambito di un rapporto di opera professionale" (FALZONE-ALIBRANDI, Onorari notarili ridotti, in Dizionario enciclopedico del notariato, III, Roma, 1977, p. 182). La stessa Corte Costituzionale, come già sopra ricordato, ha riconosciuto la legittimità costituzionale delle riduzioni di onorari proprio in quanto questi costituiscono il corrispettivo dell'attività del pubblico ufficiale (Corte Cost. 7 luglio 1964 n. 75, cit. In senso adesivo, FALZONEALIBRANDI, Onorari notarili ridotti, cit., p. 180 ss.); di ciò occorre tener conto anche nella materia in esame, nella quale, del resto, sono coinvolti interessi certo non superiori rispetto a quelli sottostanti alle altre norme di agevolazione tariffaria. Ogni diversa interpretazione - che conducesse all'estensione della riduzione tariffaria ai compensi, diritti ed indennità diversi dagli onorari in senso proprio - non potrebbe quindi considerarsi conforme alle norme costituzionali, con particolar riguardo agli artt. 35, comma 1, 36, comma 1, e 3 della Costituzione”. Quanto a suo tempo affermato a proposito delle riduzioni tariffarie vale, a fortiori, con riferimento alle previsioni legislative – come quella dell’art. 2463-bis c.c. – che prevedono addirittura l’esenzione da onorari notarili: l’esigenza di un’interpretazione costituzionalmente orientata (e, d’altra parte, conforme alla lettera della legge, che parla unicamente di “onorari”, e non di diritti o compensi, a differenza di altre norme che contemplano anche questi ultimi) conduce a ritenere che il notaio possa legittimamente percepire un compenso per l’attività professionale che ecceda il c.d. adeguamento necessario (es., consulenza richiesta dalle parti)”.

Nb: il testo virgolettato è stato gentilmente concesso da dal Notaio Gaetano Petrelli ed estratto dall’indirizzo: http://www.gaetanopetrelli.it/