L'articolo 768 bis del codice civile definisce il patto di famiglia come "il contratto con cui, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l'imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l'azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte,  le proprie quote, ad uno o più discendenti."

L'essenza del patto di famiglia emerge non tanto da tale articolo quanto da quelli seguenti, dal momento che, anche prima della riforma era possibile la vicenda traslativa disciplinata dall'articolo 782 bis; ciò che caratterizza, invece, il patto di famiglia è il non assoggettamento a riduzione e collazione dei beni oggetto del patto stesso.

La norma ha lo scopo di consentire al disponente (imprenditore o titolare di partecipazioni societarie) di trasferire l'azienda o la quota sociale a una generazione successiva, assicurandosi, così, la certezza della continuità gestionale dell'impresa in favore del soggetto (il beneficiario) ritenuto più idoneo alla conduzione dell'impresa stessa.

Prevedendo la disciplina del patto di famiglia l'irrilevanza dei beni oggetto del patto stesso ai fini della vicenda successoria del disponente, il nuovo istituto assicura anche la definitività e l'intangibilità delle scelte effettuate, poste dal legislatore al riparo dalle pretese dei legittimari, come in passato accadeva rispetto a un normale atto di donazione.

Mentre non sorgono particolari difficoltà nel caso in cui oggetto del patto di famiglia sia un'azienda o un ramo di essa, a notevoli dubbi interpretativi ha dato origine l'articolo 768 bis del codice civile, secondo il quale è possibile trasferire, con il patto, quote sociali; ci si è chiesto, infatti, se il patto possa avere ad oggetto qualunque partecipazione sociale o solo alcune, per così dire, "qualificate".

La tesi restrittiva basandosi sulla ratio dell'istituto, individuata soprattutto nell'esigenza di agevolare la continuità gestionale delle imprese, ritiene che possano essere trasferite con il patto di famiglia solo le partecipazioni sociali che, per la loro natura o per la loro entità, assicurino al titolare un potere di gestione all'interno della società ceduta; ne deriva che, secondo tale tesi, potrebbero essere oggetto di patto, ad esempio, la quota del socio di società in nome collettivo, quella dell'accomandatario, quella del socio di società a responsabilità limitata o per azioni, quando la partecipazione sia maggioritaria o (per le s.r.l.) connessa a particolari diritti di amministrazione, ma non quella dell'accomandante o del socio di società a responsabilità limitata o per azioni, quando la partecipazione sia minoritaria.

Secondo altra dottrina, invece, qualunque partecipazione sociale potrebbe essere oggetto del patto di famiglia, sia perchè la lettera della legge non consente alcuna limitazione, sia perchè la distinzione proposta sulla base del "potere di gestione" connesso alla partecipazione potrebbe indurre, caso per caso, notevoli perplessità sulla legittimità del patto, così da minare quella esigenza di stabilità che si riconosce connaturata al patto stesso.

Oggetto del patto di famiglia possono essere sia il diritto di proprietà, sia l'usufrutto o la nuda proprietà.

L'articolo 768 ter del codice civile dispone testualmente che il contratto dev'essere concluso, a pena di nullità, per atto pubblico.

Non v'è dubbio, quindi, che non siano ammesse altre forme, quale ad esempio la scrittura privata autenticata, benchè anche in queste vi sia intervento del notaio.

Come si è detto, l'articolo 768 bis del codice civile dispone che il trasferimento dell'azienda o della quota sociale avvenga in favore di uno o più discendenti.

La norma non richiede che il beneficiario sia legittimario del disponente ove al momento della conclusione del patto si aprisse la successione di costui, ma semplicemente suo discendente; ne consegue che beneficiario del patto potrà essere anche, ad esempio, il nipote ex filio vivente del disponente stesso.

In particolare, il patto di famiglia è riconducibile nell’ambito degli atti a titolo gratuito, in quanto:

- da una parte, è caratterizzato dall’intento - non prettamente donativo – di prevenire liti ereditarie e lo smembramento di aziende o partecipazioni societarie 178 ovvero l’assegnazione di tali beni a soggetti inidonei ad assicurare la continuità gestionale degli stessi;

- dall’altra parte, non comporta il pagamento di un corrispettivo da parte dell’assegnatario dell’azienda o delle partecipazioni sociali, ma solo l’onere in capo a quest’ultimo di liquidare gli altri partecipanti al contratto, in denaro o in natura.

 

Vedi anche:

Documentazione necessaria patto di famiglia

Tassazione patto di famiglia